Dopo il percorso mozartiano che, partendo da Il ratto dal serraglio e passando per Il flauto magico, è arrivato all’italianità de Le nozze di Figaro gli allievi della Northern Arizona University di Flasgstaff – Arizona si cimentano in Puccini.
Il momento conclusivo dello stage che per la quarta volta ha portato gli studenti americani a Fidenza per approfondire tematiche musicali e teatrali sotto la guida di Romano Franceschetto e Nando Shellen è infatti il dittico Suor Angelica – Gianni Schicchi.
Grazie al sicuro e professionale supporto dell’Orchestra Giuseppe Verdi di Parma, guidata con espressività dal Maestro concertatore e Direttore Darko Butorac, i giovani allievi, al di là delle più o meno rilevanti qualità dei singoli, hanno dato vita a due convincenti momenti teatrali il cui punto di forza è il perfetto amalgama scenico di tutte le componenti. L’opera è musica ma anche teatro. Quando dramma o la commedia arrivano al pubblico e suscitano emozione, coinvolgimento, divertimento il risultato non può che essere definito positivo. Di rilievo, in Suor Angelica, la protagonista Marie Mc Carville, già apprezzata Contessa nelle Nozze dello scorso anno. Il timbro della voce è molto bello, canta con lirismo e buon controllo, il fraseggio è un po’ piatto ma la pronuncia della lingua italiana è molto accurata, giusta negli accenti e sempre comprensibile.
Colore scurissimo e suono compatto per Lauren Lyles, voce importante di contralto che grazie alla sua peculiarità trova accenti di vera e agghiacciante perfidia. Molto toccante la scena della morte di Angelica a cui la regia di Nando Schellen, accentuando il dramma, nega la certezza del perdono finale. Nulla, tranne l'aprirsi del respiro musicale che accompagna l'angosciata preghiera alla Vergine, giunge a consolare la suicida.
Il professore d’arte scenica della NAU e regista di queste produzioni Nando Schellen si ricava poi una parte, piccola ma piuttosto significativa nel successivo Gianni Schicchi.
Entra infatti in scena nei panni di Buoso Donati, quello vero, che sistemato nel suo letto dalla Zita e dalla Ciesca, muore improvvisamente dando il via ai lamenti della numerosa ed interessata parentela. La vicenda fiorentina è narrata con accentuata ironia, che provoca momenti di divertimento ma sottolinea nel contempo la bassezza morale in cui essa si svolge. Ben costruito scenicamente e musicalmente il gruppo degli eredi mancati, molto bravi nel concertato iniziale efficacemente sostenuto dal direttore Darko Butorak. Non molto incisivo il Ranuccio di John Gomez che deve fare i conti con le difficoltà del “recitar cantando” italiano e con una voce tenorile ancora da perfezionare nel registro centrale. Simpatico e giocosamente improbabile nei panni di Gianni Schicchi il giovane ed allampanato James Miller. Gradevole e ben impostata la voce di Anna Majchrzak nel ruolo di Lauretta.
Arrivederci al prossimo anno, a Flagstaff e, si spera, all'opera!
Il dittico pucciniano messo in scena dagli stagisti americani come momento conclusivo delle tre settimane di studio italiane sarà infatti la sola rappresentazione che il bellissimo Teatro Magnani vedrà andare in scena in questa stagione. Fermata l'attività produttiva del Gruppo di Promozione Musicale Tullio Marchetti, che per vent'anni ha curato una piccola ma dignitosissima stagione totalmente autoprodotta, l'Amministrazione Comunale ha deciso di spostare tutte le risorse destinate alla lirica a favore della partecipazione al Festival Verdi. Ma, a cartellone pubblicato, delle due recite di Attila promesse a Fidenza non c'è traccia: i fondi messi a disposizione basteranno solo a pagare qualche concerto. Pensare che con gli stessi fondi quelli del Marchetti mettevano in scena due opere che, sommate all'attività estiva dell'Università americana facevano vivere il teatro d'opera per quasi tutto l'anno.
Patrizia Monteverdi